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Un utente abbastanza attivo della comunità mancina italiana sui social, qualche giorno fa, ha pubblicato un annuncio per cercare di vendere uno dei suoi ultimi acquisti. Una chitarra di plastica coi led all'interno del corpo e della tastiera.

Lasciando perdere il fatto (non proprio trascurabile invero) che secondo me quella chitarra non dovrebbe essere vendibile in quanto palesemente contraffatta (riporta il logo Ibanez sulla paletta pur non essendolo), è entrata di diritto nella mia Top 10 delle chitarre più brutte e di cattivo gusto che abbia mai visto.


Unknown 101[Altra recensione con immagini di repertorio. Sorry]

Capita spesso che mi vengano proposti strumenti da migliorare o richieste su cosa fare 'pimpare' il proprio strumento. Spesso mi viene chiesto di eseguire queste modifiche su strumenti Squier o Epiphone. Se per il secondo marchio so di poter contare, almeno nella maggioranza dei casi, su una buona base che regala ampi margini di miglioramento, per la sottomarca di casa Fender ogni intervento è un po' un balzo nel buio. Ogni strumento fa storia a sè e non sempre si può sapere a priori cosa capiterà in mano. 

Se con strumenti della serie "Classic Vibe" hai una discreta garanzia di trovarti un'ottima base, spesso migliore rispetto alle messicane di casa Fender, con le altre serie la sorpresa è sempre dietro l'angolo. Sorpresa sia in positivo che in negativo. Ho avuto in mano delle Squier impossibili da suonare, con manici indegni, come strumenti ottimi. 


Fender Stratocaster 70s reissue made in Japan

Le stratocaster mancine, forse l’unico modello su cui abbiamo quasi libertà di scelta;questa è la prima recensione di tante, essendo storicamente il mio strumento più utilizzato.

 

Oggi parliamo della tanto ricercata e famosa serie E (1984-1987) che, vuoi per la rinomata produzione giapponese, vuoi per la concomitanza con il peggior periodo storico (in termini qualitativi) di Fender USA, risultano quasi mitologiche.

 


Oggi parliamo della chitarra a mio avviso più sexy che il mercato ci offre:

La Gibson ES-335 cherry dot inlays.

 

Sono stato un felicissimo possessore di questa splendida chitarra, che ahimè ho dovuto poi vendere per finanziare gli studi, in un periodo in cui, in assenza di una band, risultava come un Harley (non Benton) in garage; uno spreco.

O almeno è ciò che mi racconto, a distanza di anni, mentre cerco di non mangiarmi le mani per non averla più nel mio arsenale.

La chitarra la conosciamo tutti, suono super bilanciato ma di personalità, responsiva al tocco, cattiva, dolce, sporca, pulita, ci si fa veramente tutto.

La mia, di cui vedete le foto mentre scorrete nella lettura, era una cherry, con tanto di documentazione e custodia originale. Dalla custodia qualcuno sarà sicuramente risalito alla decade: parliamo di una 90’s, del 1997 per la precisione.

 


disclaimer: da (mettete insulto di vostro gradimento), nella fretta non ho fatto fotografie. Ergo, per questa recensione, userò foto di repertorio prese principalmente da due annunci (questo e questo). Sorry

Un amico di Lefty.it doveva passare da me per delle modifiche alla circuitazione di un suo strumento. Oltre al giocattolo che necessitava di pickup nuovi mi ha portato il pezzo forte della sua collezione, ovvero una Fender American Vintage 52 Telecaster mancina del 2012. 


Cercavo una chitarra acustica comoda, di qualità decente, da affiancare alle mie chitarre elettriche e sostituire la vecchia Zerosette di inizio anni settanta che da sempre uso come acustica da portare in giro. Le idee su cosa volessi erano abbastanza chiare: Non volevo spendere cifre enormi (rimango di preferenza un chitarrista elettrico), volevo uno strumento comodo, a scala corta, meglio se anche a cassa piccola, leggero e magari amplificato. Ovviamente, ca va sans dire, doveva essere mancina.

Prese queste specifiche, mi ero orientato sulla Martin Ed Sheeran Signature, che raccoglieva tutte queste caratteristiche. Ero già orientato all'acquisto, fino a quando parlando con Luca (mio socio nel progetto Lefty), mi consiglia la LXK2.


IMG 9049Oggi si parla di un pezzo del mio cuore... uno dei primissimi effetti che abbia mai avuto. Ad essere precisi, il primo overdrive che abbia mai utilizzato, prestatomi da un amico (lo usavo per fare Creep dei Radiohead al tempo). In seguito lui si innamoro' del mio Boss Ds-1 (che e' il mio primo effetto acquistato) ed in breve lo scambio fu fatto. Correva il 1998 e da allora il Boss Os-2 e' mio fedele compagno di viaggio, anche se da un po' di tempo non fa capolino nella mia effettiera principale. Un po' per affetto, ma soprattutto per la gamma di colori che puo' regalare, non ho mai preso in considerazione nemmeno per ipotesi dell'idea di separarmene.

Il Boss Os-2 e' uno dei pedali piu' longevi della famiglia dei pedalini singoli della casa giapponese. E' praticamente sempre rimasto a catalogo da quando mi interesso di strumenti musicali elettrici ed affini... e non credo sia assolutamente un caso.

IMG 0101Da sempre Boss e' sinonimo di loop station ed e' normale, quando si vuole aggiungere al proprio arsenale un pedale in grado di campionare e gestire uno o piu' loop si guardi all'offerta dell'azienda giapponese. In questi anni pero' la concorrenza non e' stata a guardare e soprattutto Digitech e' stata in grado di offrire prodotti sempre piu' interessanti ed in grado di ritagliarsi un posto al sole.

I prodotti della linea JamMan hanno decisamente alzato l'asticella, portando la competizione su livelli piu' alti alla ricerca di feature in grado di migliorare l'offerta ed invogliare piu' musicisti a sceglierli.

60 573Come abbiamo già avuto modo di raccontare in un precedente articolo, i pick-up per uno strumento elettrico sono l'elemento centrale, quello che fa la differenza. Un trasduttore di pregio è in grado di valorizzare e far suonare bene qualsiasi strumento, mentre uno scarso non sarà mai in grado di valorizzarne i pregi.
Di questo sono dimostrazione diversi esperimenti fatti in questi anni (vedasi appunto quanto proposto in "legni ed impatto sonoro" ed in particolare l'esperimento fatto da Luca Villani di i-spira). Se una volta si diceva "del tuo budget per il sistema hi-fi, dedicane almeno il 50% ai diffusori", allo stesso modo si può tranquillamente considerare l'idea che una bella fetta del budget a disposizione  per il tuo nuovo strumento sia da riservare ai pick-up.
La scelta quindi del trasduttore giusto, che meglio si adatta alle proprie necessità ed all'idea di suono che abbiamo in testa, deve essere quindi prioritaria.

IMG 0062L'alimentazione di una pedaliera e' un argomento spesso sottovalutato. E' purtroppo facile vedere effettiere complesse, formate da effetti ricercati e di altissima qualità, alimentate tramite prodotti totalmente inadeguati.

Altro errore che vedo spesso e' quello di alimentare gli effetti in catena, mettendone in serie troppi: questo significa amplificare le imperfezioni e riverberarle nel suono sotto forma di rumore di fondo o disturbo. "Ma il mio Visual Sound OneSpot eroga fino a 1.7A… ci posso alimentare una infinita' di pedali!"… certo, in un mondo perfetto questo sarebbe possibile… pero' questo ragionamento non tiene conto dei residui di alternata che vengono propagati ed il fatto che non tutti i pedali collegati alla catena siano perfetti… i difetti si possono propagare lungo l'alimentazione, amplificandosi l'un l'altro.

Se si investe per avere un suono di qualità, non si può non investire per un comparto di alimentazione di livello.

Tutto questo cappello per presentare uno dei prodotti di punta di Mea Lab, produttore italiano che offre una linea di prodotti fatti a mano, spesso su misura per il cliente e con l'obbiettivo di offrire uno standard di qualità decisamente alto ad un prezzo giusto.

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