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Da sempre uno dei nei principali degli strumenti mancini è la circuitazione.

Chiunque di noi è abituato ad avere strumenti che rispondono male a movimenti dei potenziometri, a sentire per gran parte della corsa lo strumento non rispondere, salvo negli ultimi gradi, dove risponde anche eccessivamente alle sollecitazioni del pot, impedendo grande precisione nella scelta del suono (sempre che qualcuno lo faccia... personalmente so di essere uno dei pochi che non tiene tutti i pots completamente aperti sempre). Un comportamento dello strumento fastidioso e poco utile.

In questo credo ci siano due scuole di pensiero: chi non ama quanto ho appena raccontato e chi, abituato, nemmeno più se ne accorge.

Quanto raccontato è la norma su uno strumento mancino. Sugli strumenti destri (di norma) non avviene. Perché sugli strumenti destri tutto funziona correttamente, mentre su quelli mancini invece questo ulteriore danno?

logAlogCIl motivo è molto semplice e legato a una convenzione che storicamente viene adottata da tutti i produttori, nessuno escluso, e oramai diventato norma per qualunque musicista mancino. Sa sempre gli strumenti mancini hanno una elettronica realizzata al contrario, in modo da aumentare il volume (o alzare la frequenza di taglio dei toni) in senso antiorario rispetto che orario. Una convenzione che non sono riuscito a scoprire da dove venga, ma che ha ben poche ragioni di esistere. Almeno... in 20 anni di amore per le chitarre elettriche, non ho mai trovato un vero motivo che renda questa scelta necessaria e giusta. Esiste? Non saprei. E' fatto per sfruttare la pennata verso il basso per aumentare il volume? Mah.

Il problema è che questa configurazione, che prevede di cablare i potenziometri a specchio, viene sempre realizzata usando pots "normali" (AUD). 

I potenziometri usati normalmente non sono pensati per essere efficaci in un circuito del genere, soprattutto quando si parla di potenziometri logaritmici (tipo "A"). Come abbiamo già descritto in un articolo pubblicato tempo fa, un potenziometro è formato da due resistenze variabili, la cui somma in qualsiasi momento è pari al valore nominale del componente (al netto di una tolleranza). Come, durante la corsa, varia il rapporto tra le due, descrive il tipo di potenziometro.

 Se normalmente la curva con cui viene gestito per esempio il volume è quella descritta in figura 1 e data dall'uso della resistenza 'sinistra' del potenziometro, per conseguenza la figura 2 ne descrive la risposta della controparte al variare della corsa.

Risulta evidente la differenza rispetto a quella che avrebbe lo stesso componente in un circuito da destro. La risposta è totalmente diversa e da questo è facile capire le cause della non linearità a cui siamo abituati.

Una soluzione semplice potrebbe, a prima vista, essere quella di usare potenziometri di tipo B, lineari. Questi effettivamente rispondono in una maniera tale da far rispondere allo stesso modo circuitazioni 'destre' e 'mancine'. E' davvero una soluzione? Davvero basta così poco?

Ovviamente, no.

L'orecchio risponde alle onde sonore secondo una scala logaritmica, ergo un potenziometro lineare non darà mai all'orecchio un senso di proporzionalità nell'aumento o diminuzione del volume dello strumento al variare della corsa del pot. Per ottenere i risultati migliori è assolutamente necessario usare potenziometri logaritmici.

 

In commercio esistono, oltre ai già citati potenziometri logaritmici e lineari, un terzo tipo: gli antilogaritmici. Questa tipologia di potenziometro è dotato di una curva che permette di ottenere l'agognata risposta ideale alla variazione della corsa in una circuitazione mancina. Non è un caso che spesso siano definiti 'left handed pots'.

Tutto molto bello, peccato che gli antilogaritmici siano già di loro molto rari da trovare (anni fa, per riparare il circuito di un amplificatore, ho dovuto andarli a comprare da un venditore spagnolo. In Italia erano introvabili. Addirittura un negoziante della città dove vivevo al tempo non sapeva nemmeno della loro esistenza e mi consigliava di girare al contrario il potenziometro. Già vedevo il mio amico smontare l'ampli ogni volta che doveva regolare quel parametro)... se volete usarli, scordatevi push-pull o no-load o potenziometri a minore tolleranza. Semplicemente, nessuno li produce con curve antilogaritmiche. 

Ah, ovviamente... preparatevi a costi maggiori per i singoli elementi.

 

SOLUZIONI?

Le soluzioni sono poche: quella scelta dalla maggioranza dei mancini che potremmo definire, per usare un termine tecnico, sbattersene... oppure si decide di usare potenziometri antilogaritmici (con le limitazioni descritte) oppure la circuitazione mancina semplicemente non può funzionare e come tale la si deve accettare. Personalmente, ho fatto una scelta precisa: sugli strumenti Lefty.it la cablatura è realizzata esattamente uguale a quella di uno strumento destro. Questo mi permette di dare ai nostri strumenti una migliore risposta alla corsa dei potenziometri e, quindi, di sfruttare tutta una serie di sfumatura che il mercato di solito preclude ai mancini. 

Seccamente: la circuitazione mancina offre vantaggi ai mancini? Offre qualcosa di imprescindibile? A mio avviso no, quindi non vedo perchè dovrei scegliere una soluzione che mi da solo svantaggi e nessun vantaggio tangibile sul mio strumento.

Questo cablaggio mi permette di sfruttare potenziometri push-pull ove necessario, oppure di gestire toni tramite dei no-load.

 

Il caso è chiuso. Lascio alla giuria popolare deliberare quale soluzione sia migliore.

 


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