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Verniciare alla nitro - Parte I: Impregnante e Turapori (aggiornato) Featured

IMG 9613Dopo l'articolo relativo ai metodi da adottare per togliere la finitura ad uno strumento, iniziamo a parlare su come invece finire uno strumento, sia partendo dal legno grezzo che da uno a cui e' stata tolta la vernice precedente.

Ci sono diversi prodotti disponibili ed utilizzabili per finire la propria chitarra, ma per scelta noi ci concentreremo sulla "classica" finitura alla nitro. Ovviamente, con pochi accorgimenti, potrete adattare quanto raccontiamo in questo e nei prossimi contenuti ad altre tipologie di vernici e di finiture utilizzate.

Il primo contenuto è relativo agli accorgimenti da prendere per la zona lavoro e la stesura di impregnante e turapori.

Prima di iniziare infatti consiglio di scegliere con cura l'ambiente dove si opererà: la nitro infatti è una vernice ad alta infiammabilità. E' opportuno quindi stenderla in un ambiente aerato e senza rischi di fiamme o scintille, con un tasso di umidità possibilmente controllata.
Ovviamente, non bisogna eccedere nel senso opposto: un ambiente troppo caldo o troppo aerato è negativo per i nostri scopi. Se lavorare all'aperto a stendere la finitura e' possibile e opportuno, appena finita la stesura giornaliera sconsiglio vivamente di lasciare le parti ad asciugare al sole e/o in giornate ventose, a meno di non volersi trovare con lo strumento pieno di bolle e la finitura dotata di "graziosi" crateri da eliminare. Operate quindi all'aperto ma poi portate il tutto in un ambiente protetto (basta per esempio il garage, se non affetto da eccessiva umidità).

Scelto l'ambiente, è opportuno prepararlo ad ospitare il lavoro. Fornitevi di cartoni per coprire le pareti (se lavorate a spruzzo) e per terra. E' importante inoltre poter tenere i pezzi su cui si intende lavorare sospesi da terra (in modo da non avere parti a contatto con altre superfici, permettendo di lavorare a 360 gradi ed una asciugatura completa). Questo vale sia per il luogo dove metterete i pezzi ad asciugare che per l'eventuale zona di lavoro (se diversa dalla prima. Nulla vi vieta di fare tutto in un posto solo, se le condizioni sono ideali).

Per fare questo io ho prima di tutto recuperato un vecchio appendiabiti sufficientemente stabile da sopportare il peso di un corpo di una chitarra appeso ad esso.

Per appendere il corpo e poterlo lavorare, quasi tutti creano una specie di manico monco, da avvitare sui perni del manico e da li' poter lavorare. Questa e' sicuramente una soluzione valida che permette una certa maneggevolezza nell'operare.
IMG 9564Io, personalmente, ho scelto un'altra via: ho preso un gancio e l'ho avvitato nella sede del perno a cui si attacca la tracolla. Per poterlo appendere poi all'appendiabiti ed al filo all'esterno, ho creato una specie di tirante a partire da un appendino (o gruccia che dir si voglia) di ferro nichelato, uno di quelli usati in lavanderia. Piegato e tagliato opportunamente, da un appoggio per controllare lo strumento in fase di stesura della vernice e permette di spostare lo stesso in maniera rapida e semplice da un luogo all'altro senza toccare il legno.

Prima di iniziare a parlare della stesura del turapori, un piccolo inciso: SAFETY FIRST. Assicuratevi di avere il materiale utile per evitare di respirare la vernice e di venirne direttamente a contatto. Proteggetevi sempre le mani con guanti in lattice e le vie respiratorie con opportune maschere, adatte all'attività che andate a fare in quel momento (se per esempio avete intenzione di stendere il turapori a spruzzo, munitevi di una maschera specifica… se invece la posa sarà a pennello, potrete usare anche maschere ai carboni attivi meno ingombranti. Quando si carteggia, la maschera deve essere certificata per fermare le polveri).
Se venite in contatto con la nitro (cosa sconsigliata), provvedete a pulire subito la parte contaminata. Subito (la nitro asciuga in fretta).

Prese le dovute cautele, preparati gli ambienti, possiamo iniziare a lavorare.


IMPREGNANTE
IMG 9610La prima fase da eseguire è quella relativa all'impregnante. In questa fase viene data la prima tintura del legno, con lo scopo di dare il colore di base e proteggere il legno. L'impregnante può essere incolore o colorato. Tale passaggio è fondamentale su un manufatto che debba essere esposto agli agenti atmosferici, ma è facoltativo per gli interni (nel nostro caso, può essere tranquillamente saltato).

In caso decidiate di eseguire questa attività, procuratevi il seguente materiale:
- guanti in lattice e mascherina ai carboni attivi;
- una spugna o un tampone di cotone;
- impregnante per interni alla nitro (trasparente o colorato, in base alle vostre esigenze e al risultato finale a cui puntate); Se la parte che andate a trattare e' in acero figurato o ha un top in acero figurato, usando vernici all'anilina invece che alla nitro si possono ottenere fantastici risultati tridimensionali;
- carta vetrata grana 240;
- paglietta metallica fine;
- una vecchia spugna;
- carta da cucina;
- un contenitore in cui diluire l'impregnante (se necessario, in base alle istruzioni d'uso dell'impregnante);
- eventualmente, solvente alla nitro (in caso sia necessario diluire l'impregnante);
- stracci.

IMG 9613Prima di tutto, e' importante pulire bene il legno, evitando macchie, ditate, aloni, oltre ad eventuali residui di lavorazione (polvere, colle), usando la paglietta metallica.

Una volta fatto questo, si imbeve la spugna od il tampone nella vernice e si passa sulla parte da trattare in modo che rimanga bagnata per almeno 5 minuti. In questa fase è importante stendere con cura l'impregnante su tutta la zona che si sta lavorando in modo che non ci siano zone in cui la vernice si asciughi in modo diverso dal resto. Stendere in modo omogeneo passando più volte in modo che non ci siano aloni di colori diversi. Entro massimo una decina di minuti, togliete il prodotto in eccesso con un panno o carta da cucina. Non lasciate passare troppo tempo, altrimenti rischiate di avere a che fare con aloni più complessi da rimuovere, oppure vere e proprie macchie di vernice.
Dopo qualche ora (fatene passare almeno 4) potrete carteggiare in modo da togliere l'impregnante di troppo ed il pelo del legno (le fibre del legno tendono, quando bagnate, ad alzarsi).
Se il corpo e' in acero figurato oppure monta un top di quel tipo, si noterà che le aniline tendono a legarsi solo ad alcune zone ed alcune venature, staccandosi completamente da altre durante la carteggiatura, creando un bellissimo effetto tridimensionale. A questo punto potete dare una seconda mano di vernice all'anilina, magari usando un secondo colore. Un'ottimo risultato per esempio si ottiene facendo una prima mano di vernice anilinica nera, carteggiarla quando asciutta e poi passare con un secondo colore, per esempio ambra o rosso.

Se eseguite tutto correttamente, basterà una mano per completare questa fase.

Come detto, questa fase non e' obbligatorio farla, soprattutto se il vostro obbiettivo e' una finitura non trasparente. Per esempio, su entrambe le chitarre che sto preparando in questi giorni (una sara' finita trasparente e l'altra in surf green), questo passaggio e' stato saltato.

In caso la vostra intenzione sia di fare una finitura sunburst, questo passaggio difficilmente puo' essere saltato. Nel caso dei classici sunburst (Tobacco, old school, 2 colors, 3 colors), in questo passaggio e' opportuno dare il colore di base (per esempio il giallo), magari dando una prima mano solo al centro dello strumento (in modo che, quando darete la seconda mano, quella parte risultera' piu' chiara). Piccola nota: Fender inizialmente realizzava i propri sunburst senza applicare nulla, ne' l'impregnante ne' un fondo giallo. Il colore centrale era quello "naturale" del legno ed il lavoro era completato spruzzando il marrone sulle parti esterne (esattamente come faceva Gibson per i suoi burst). In seguito preferi' usare l'impregnante giallo come base per ottenere un risultato piu' vivido. Nella seconda meta' degli anni cinquanta, per standardizzare la propria linea produttiva, decide che TUTTI i corpi avrebbero subito un trattamento a base di impregnante giallo anilinico, compresi anche quelli destinati a finiture non trasparenti (tanto, se la finitura e' solida, nessuno si sarebbe accorto). E' comunque possibile realizzare un ottimo burst senza usare l'impregnante (molti lo fanno), semplicemente usando vernice trasparente gialla come fondo.


TURAPORI
IMG 9622Il turapori e' un prodotto che ha lo scopo di creare una patina di vernice trasparente che isola il legno dall'esterno ed evita che in esso si infiltri sporco o umidità.

Questo passaggio è fondamentale ed obbligatorio nel trattare legni "a poro aperto" (come per esempio frassino, noce, mogano). E' un passaggio facoltativo ma fortemente consigliato per i legni "a poro chiuso" (come ad esempio l'ontano o l'acero).

In caso decidiate di eseguire questa attività, procuratevi il seguente materiale:
- guanti in lattice;
- mascherina ai carboni attivi certificata per vernici a pennello (in caso decidiate di posare il turapori a pennello);
- mascherina per vernici spray (in caso decidiate di usare il compressore);
- mascherina ai carboni attivi certificata per polveri;
- due pennelli di dimensioni diverse (in caso decidiate di posare il turapori a pennello), uno piu' grande ed uno piu' piccolo per poter lavorare meglio negli scassi;
- turapori alla nitro (se volete un riferimento, sono ottimi il Turapori nitro Cibi e il Sayerlack SU220);
- carta vetrata grana 400;
- un blocchetto di legno su cui fissare la carta vetrata;
- finitura lucida trasparente (o bianca in caso l'obbiettivo sia una finitura a colore solido, non trasparente) alla nitro;
- carta da cucina;IMG 9620
- eventualmente, solvente alla nitro (in caso sia necessario diluire il turapori);
- un vecchio spazzolino da denti (non contaminato con solvente o vernici);

- una bomboletta di aria compressa (non fondamentale, ma utile per togliere la polvere di turapori carteggiato);
- stracci.

La procedura da seguire e' semplice… basta stendere il turapori (a spruzzo od a pennello, in base a come decidiate di operare ed al materiale a disposizione) in maniera uniforme ed evitando grumi. Una volta completata la stesura, lasciare che il turapori si asciughi (se state usando i pennelli, lasciate passare almeno una dozzina di ore) e poi carteggiate, in modo da eliminare gli eccessi, usando il blocchetto con carta vetrata grana 400.

In questa fase produrrete della polvere bianca: e' il turapori in eccesso. Tale polvere tenderà a porsi all'interno dei pori non ancora completamente occlusi. Con uno spazzolino od un pennello pulito provvedete ad eliminare tale polvere, in modo da non rischiare che rimanga imprigionata nelle mani successive di turapori. Tale polvere e' anche un ottimo modo per capire lo stato del lavoro e quanto i pori siano ancora aperti: piu' i pori son aperti e profondi, piu' nel carteggiare essi accoglieranno polvere, formando aloni bianchi lungo le venature e rendendosi ancora piu' visibili. Questo vi aiutera' a capire dove concentarvi e, soprattutto, quanto siete vicini alla occlusione del poro.

Nel lavorare, cercate di evitare grumi o colate. Guardate continuamente di profilo il corpo per evitare che si formino. In quel caso, con il pennello, cercate di eliminarle spargendo il prodotto in surplus.

In caso, nonostante la vostra attenzione e perizia, si formino comunque grumi o colate oppure qualche setola del pennello si stacchi e rimanga attaccata al turapori, non sarà comunque un grosso problema porvi rimedio... carteggiando con cura, tutti questi problemi scompariranno.

Ovviamente, qualsiasi sia il metodo di posa scelto, e' fondamentale lavorare seguendo le venature del legno.

Dovrete continuare a dare mani fin quando la superficie non risulterà al tatto ed alla vista perfettamente liscia e priva di irregolarità. Nel carteggiare non devono apparire pori, buchi o linee in cui la polvere si accumula. Per arrivare a questo risultato potrebbero essere necessarie diverse mani (se lavorate a pennello, il ritmo e' di una mano al giorno, a distanza di circa 24 ore dalla precedente). Il numero di mani da dare dipende dalla profondità dei pori e da quanto il turapori sia diluito. Per esempio, per il corpo immortalato nelle immagini di questo articolo, sono state necessarie una decina di mani date secondo il ritmo appena descritto.

Se la giornata e' brutta o particolarmente umida, evitate di lavorare e rimandate a giornate climaticamente migliori. Eviterete il rischio di imprigionare un tasso eccessivo di umidita' all'interno del corpo (dopotutto evitare che possa intaccare il legno e' uno dei motivi per cui si usa il turapori).

Alla fine di ogni mano è fondamentale pulire subito gli attrezzi usati per lavorare, soprattutto se si usano prodotti basati sulla nitro, che tendono quindi ad asciugarsi in fretta. Nel caso dei pennelli è importante togliere il prodotto rimasto tra le setole usando della carta da cucina o vecchi giornali, evitando quindi che la nitro si secchi tra esse, rovinando il pennello. Fin quando non avete completato questa fase, NON toglietevi guanti o mascherina.

IMG 9618Per quanto mi riguarda, il ritmo di lavoro in questa fase e' il seguente:

- mattino (prima della pausa pranzo): ispezione del corpo, verifica dell'occlusione dei pori e di imperfezioni nella stesura del giorno precedente (e per confermare le impressioni ricavate dalla verifica del giorno prima alla luce naturale). Una volta verificato questo, provvedo a carteggiare a secco (con il blocchetto sulle parti piane, a mano nelle altre zone) per togliere il turapori eccedente; ad ogni passaggio, eliminare subito la polvere dai pori ancora aperti, per evitare che si sedimenti, usando un vecchio spazzolino; con un panno morbido ed eventualmente con una bomboletta d'aria compressa si asportano tutti i residui di lavorazione (nei pori non devono esserci tracce della polvere del turapori carteggiato);

- pomeriggio (a ridosso della pausa pranzo): una mano di turapori a pennello su tutto il corpo. Uso due pennelli, uno piu' grande per eseguire il grosso, uno piu' piccolo per operare negli scassi e nelle zone difficili). A fine operazione, pulitura dei pennelli (ricordarsi di tenere indosso le protezioni anche durante questa operazione!);

- sera (dopo cena): ispezione del corpo per verificare lo stato di occlusione dei pori e di imperfezioni, usando una torcia in controluce, per sapere meglio dove dedicare maggior attenzione il giorno dopo nel carteggiare. Verifica dello stato di pulitura dei pennelli, eliminando eventuali residui di turapori solidificato.

 

Il turapori non è una finitura in se' estremamente dura o solida… se lasciata a se' stessa SENZA PROTEZIONI, col tempo tende a sfarinarsi. Per questo, una volta completata questa fase, e' fondamentale dare un paio di mani di finitura, la stessa che useremo a fine lavoro per proteggere il corpo, senza carteggiare.

 

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MAGAGNE

Prima di cominciare a dare le prime mani di fondo, e' opportuno verificare lo stato dell'elemento da verniciare. Nel caso abbia qualche imperfezione, sara' da correggere e/o nascondere.

Per fare questo si puo' usare dello stucco (meglio se mescolato a segatura recuperata dalla lavorazione dell'elemento da verniciare) nel caso di finiture solide, non trasparenti.

Ovviamente, nel caso di finiture trasparenti o sunburst l'uso dello stucco e' impossibile. In questo caso la soluzione e' usare della colla vinilica, che una volta essicata risultera' trasparente.

La procedura da seguire e' abbastanza semplice: si acquista dello stucco, possibilmente scegliendo quello specifico per il tipo di legno su cui si deve operare. Non cambia di molto la composizione, ma cambia il colorante all'interno, fatto in modo da richiamare il piu' possibile il colore del legno originale. In questo caso ho scelto quello per frassino.

Una volta pulita la zona su cui operare, si stende uno strato di stucco sulle "magagne" da coprire, facendo pressione per fare in modo che lo stucco penetri e, soprattutto, per evitare che si formino sacche d'aria al suo interno. Potete anche modellarlo con le mani, purche' non lo facciate a mani nude. Munitevi di guanti di lattice!!!

Una volta fatto questo, lasciate asciugare lo stucco per almeno 6-8 ore e poi carteggiate il corpo per eliminare lo stucco di troppo e levigare per bene tutta la parte su cui avete operato. Carteggiate prima a secco, poi usando carta vetrata da carrozziere bagnata (io ho usato prima la 400 asciutta, poi la 400 bagnata ed infine ho rifinito il tutto con la 1200 bagnata).

Nel caso si siano formate bolle o il risultato non sia soddisfacente, date una seconda mano di stucco, avendo cura di ripetere nuovamente le operazioni appena descritte.

 

Il corpo è ora pronto per la fase di colorazione e di finitura, argomento della seconda parte di questa guida, Verniciare alla Nitro pt. II: seal coat, fondo, colore.


Reference:
questo articolo non sarebbe mai stato possibile senza la mia ostinazione ad imparare, alla disponibilità di alcuni di insegnare e di altri di raccontare.
Consiglio i seguenti articoli, che sono stati fonti di ispirazione:
- Progetto di Liuteria - Fase di verniciatura - http://digilander.libero.it/liuteriafaidate/Fasidiverniciatura.htm
- Lucidare il legno, da Sole e Colore Mobili colorati- http://www.soleecolore.it/informazioni/lucidare-il-legno.html
- Top in acero figurato, dalla Guitar Craftpedia di Frudua - http://www.frudua.com/top_in_acero_figurato.htm













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#5 Alessio Saturday, 12 December 2015
Salve!

Ho appena comprato un kit per una doppio manico (ecco qualche foto http://postimg.org/image/su6ibdvrh http://postimg.org/image/x5v40e2od

ma non avendo mai verniciato e incollato i manici di una chitarra sto leggendo varie guide su internet. In particolare non so bene che marche di prodotti comprare (spesso si trovano prodotti americani difficilmente acquistabili in italia). Vorrei ottenere il classico cherry red della corrispondente SG della Gibson..qualche consiglio?
Per la stesura della vernice, al momento, sono orientato ad utilizzare uno straccetto imbevuto del colore, non avendo l'attrezzatura adatta per verniciare a spruzzo ( ci sarebbero le bombolette ma non so quanto potrebbe venirmi bene...)
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#4 giu Wednesday, 29 October 2014
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Salve, dopo essermi complimentato per gli ottimi articoli di facile comprensione
Vorrei porre una domanda sulla possibilità o meno di effettuare uno swirling direttamente su una chitarra nuova, quindi senza imperfezioni senza procedere alla verniciatura ed, in caso affermativo quale prodotto e consigliato per l'ultimo passaggio di vernice lucida trasparente.
Ringrazio anticipatamente ed invio cordiali saluti
Carlo
Ciao.
Premetto che non ho esperienza di finiture swirling (diciamo che non sono le mie finiture preferite)...

Se la chitarra che vuoi finire in quel modo e' bianca, puoi andare diretto a fare la finitura che desideri. In caso contrario, ti consiglierei vivamente di fare un fondo bianco su cui poi andare di swirling.

Fatto questo, ti consiglierei di proteggere il tutto con una finitura nitro oppure una poliuretanica bicomponente.

Have a nice day
Giu
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#3 Carlo Wednesday, 29 October 2014
Salve, dopo essermi complimentato per gli ottimi articoli di facile comprensione
Vorrei porre una domanda sulla possibilità o meno di effettuare uno swirling direttamente su una chitarra nuova, quindi senza imperfezioni senza procedere alla verniciatura ed, in caso affermativo quale prodotto e consigliato per l'ultimo passaggio di vernice lucida trasparente.
Ringrazio anticipatamente ed invio cordiali saluti
Carlo
BUTTON_QUOTE
#2 giu Sunday, 26 October 2014
Ciao.
La cosa migliore sarebbe un prodotto specifico (Behlen, se si riesce a farlo arrivare, ne offre uno)... in caso non si trovi, usa pure la stessa nitro che dovrai poi utilizzare per fare la finitura finale.
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#1 luca Saturday, 25 October 2014
ciao
non sono sicuro di averti lasciato la mail corretta prima, ti rifaccio la domanda:
dopo il turapori devo mettere una vernice trasparente lucida, ma per vernice intende uno smalto, un fondo, o una finitura?

grazie mille per i preziosissimi articoli
Luca
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